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venerdì 27 febbraio 2015

AL WORKSHOP DI ROMA SULL’ELETTROSMOG FIRMATA UNA DIFFIDA AL GOVERNO

Si è svolto sabato 21 ad Ostia il primo Workshop operativo per organizzare  le strategie dirette ad arginare i propositi del governo italiano di modificare, innalzandoli, i limiti di esposizione ai campi elettromagnetici, attualmente in vigore nel nostro Paese.
L’incontro ha visto la partecipazione nutrita di medici, fisici, biologi, ingegneri e ricercatori, rappresentanti politici, rappresentanti di associazioni, di comitati legalmente costituiti e di fondazioni, riuniti per discutere gli effetti nefasti della imminente approvazione in Consiglio dei Ministri (prevista per il 27 p.v.) di due documenti delineanti, rispettivamente, la “strategia per la banda ultralarga” e per la “crescita digitale”, in cui sono contenuti i progetti di adeguare il nostro Paese ai limiti elettromagnetici europei nonché di diffondere nei luoghi indoor, in particolare scuole, ospedali ed uffici pubblici, la tecnologia wi-fi.
Si tratta di propositi che vanno nella direzione opposta ai valori che hanno ispirato il nostro Paese quando adottò il Principio di Precauzione nella Legge Quadro 36/2001 e che, se applicati, rischiano di condannare l’Italia tra i paesi a più alto tasso di elettrosmog nel contesto europeo.
La Task Force costituita al workshop di Roma ha, pertanto, approvato all’unanimità un documento in cui si diffida il Governo Renzidall’attuare tali propositi, invocando l’adozione di una serie di misure urgenti per tutelare la popolazione dai rischi di un aumento indiscriminato delle soglie di inquinamento elettromagnetico, tra cui:
  1. Abrogazione dell’Art. 14, comma 8, del d.l. 179/12, noto come “Decreto Sviluppo bis”, convertito in Legge 221/12, al fine di riportare la misurazione dei campi elettromagnetici su una media di 6 minuti anziché di 24 ore;
  2. Approvazione di un decreto attuativo della Legge 36/2001 per quanto riguarda i dispositivi mobili con l’adozione degli stessi limiti di esposizione delle antenne dei sistemi fissi;
  3. Revisione dei limiti di esposizione a 0,6 V/m per i luoghi ove si permanga per più di 4 ore e di 0,2 V/m come obiettivo di qualità, come promosso dalla Risoluzione 1815 del maggio 2011 dall’Assemblea Plenaria del Consiglio d’Europa (punto 8.2.1);
  4. Promozione di investimenti pubblici e detassazione per la connettività in fibra ottica e via cavo;
  5. Divieto di installazione di reti Wi-Fi negli asili e nelle scuole frequentate da bambini e ragazzi al di sotto dei 16 anni, posto che la precoce esposizione a radiofrequenza rappresenta un aumentato rischio di sviluppo di cancro per effetto dell’accumulazione e perché diversi studi  hanno dimostrato disturbi neuro-comportamentali associati a questo tipo di esposizione;
  6. Divieto di installazione di reti Wi-Fi nei luoghi di cura e negli ospedali, perché la  radiofrequenza del Wi-Fi promuove lo stress ossidativo e interferisce con la vitalità cellulare e con la funzione riproduttiva;
  7. Divieto di installazione di reti Wi-Fi in tutti i luoghi ove operano professionisti il cui lavoro richiede concentrazione e precisione, come le sale operatorie, perché la radiofrequenza interferisce con il corretto funzionamento neurologico;
  8. Obbligo da parte delle Agenzie di Salute Pubblica di assumere le proprie valutazioni del rischio per la salute connesse alla radiofrequenza, selezionando gli studi scientifici indipendenti ed escludendo quelli finanziati dall’industria delle telecomunicazioni o da fondazioni ed enti no-profit finanziati dalla stessa (il giudice della Corte di Appello di Brescia ha stabilito un nesso causale tra tumore cerebrale ed esposizione al telefono cellulare specificando che solo effettuando una selezione della fonte del finanziamento degli studi si possono raggiungere valutazioni scientifiche indipendenti);
  9. Obbligo per gli enti locali di adottare piani regolatori degli impianti radioelettrici e di telefonia mobile, attraverso la modifica dell’art. 8, 6° comma della Legge Quadro 36/2001.