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giovedì 10 ottobre 2013

POSSIBILE MECCANISMO D’AZIONE BIOLOGICA DELLA ELETTROSENSIBILITA’

Uno dei misteri più grandi della scienza moderna è capire come i campi elettromagnetici possono influenzare la biologia umana soprattutto perché questi campi sono composti da fotoni a bassa energia, un’energia troppo bassa per agire sulla chimica del corpo umano. Allora com’è possibile che avvengano questi effetti?
Molti scienziati sostengono la sola azione che questi campi possono avere sia il riscaldamento, eppure è chiaro che i livelli di esposizione che causano effetti biologici sostanziali riescono a produrre solo un riscaldamento minimo.  Oggi questo mistero è stato risolto in un articolo del Prof. Martin Pall dell’Università di Washington, già autore di molti studi sulla Sensibilità Chimica Multipla, Sindrome da Fatica Cronica e Fibromialgia, pubblicato sul Journal of Cellular and Molecular Medicine, e disponibile gratuitamente online a questo link: http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jcmm.12088/pdf

Questo articolo revisiona 24 studi diversi nei quail l’esposizione a campi elettromagnetici produce effetti biologici che possono essere bloccati usando dei bloccanti dei canali di calcio, dei farmaci che bloccano l’azione dei canali che bloccano l'azione dei canali del calcio dipendenti dal voltaggio (anche detti “VGCCs”).  La maggior parte di qeusti farmaci comprendono un blocco dei canali di calcio di tipo L, dimostrando un blocco causato dagli antagonisti specifici per questi bloccanti dei canali di calcio di tipo L; tuttavia, in altri studi erano coinvolti alti tre classi di bloccanti dei canali di calcio dipendenti dal voltaggio.  Questi e altri studi dimostrano che le esposizioni ai campi elettromagnetici agiscono parzialmente depolarizzando la carica elettrica attraverso la membrana plasmatica delle cellule, attivando i bloccanti dei canali di calcio dipendenti dal voltaggio e che è l'aumento dei livelli intracellulari di calcio ad essere responsabili per la reazione all’esposizione a campi elettromagnetici. Questi 24 studi implicano che il blocco dei canali di calcio dipendenti dal voltaggio avviene in risposta a vari tipi di campi elettromagnetici, compresi quelli a basse frequenze come quelli a 50 e 60 cicli prodotti dalla corrente alternata dei nostri impianti elettrici, e ai campi elettromagnetici a radiofrequenza e a micro-onde e i campi elettrici pulsati ogni nanosecondi.  Anche i campi elettrici statici agiscono attraverso I bloccanti dei canali di calcio dipendenti dal voltaggio, in modo non sorprendente perché influenzano anche la carica elettrica attraverso la membrana plasmatica. 

Forse è più sorprendente il fatto che anche i campi magnetici statici agiscono attraverso questi stessi bloccanti dei canali di calcio dipendenti dal voltaggio.  Questo è un po’ sorprendente perché i campi magnetici statici non producono cambiamenti elettrici negli oggetti statici.  Come puntualizzato nel nostro articolo, tuttavia, le cellule viventi nel corpo sono raramente statiche, spesso si muovono rapidamente in un fenomeno noto come “caos cellulare” (nota del traduttore: formazione di una superficie cellulare in movimento che contiene un reticolo di filamenti polimerizzati). 
Avendo risolto questo mistero di lunga data, l’articolo procede nel considerare come l’attivazione dei bloccanti dei canali di calcio dipendenti dal voltaggio può produrre due risposte ai campi elettromagnetici, entrambe ben documentate: la stimolazione della crescita ossea e la produzione di rotture singole di filamento del DNA nelle cellule esposte ai campi elettromagnetici.  E’ stato dimostrato ripetutamente che l’esposizione ai campi elettromagnetici aumenta i livelli di ossido nitrico, in alcuni casi quasi istantaneamente.  Questi aumenti dell’ossido nitric vengono prodotti attraverso la stimolazione da parte del calcio di due sintesi di ossido nitric nelle cellule, iNOS e eNOS, che sono entrambi enzimi dipendenti dal calcio.  L’ossido nitrico nella cellula agisce producento la maggior parte degli effetti fisiologici, stimolando la produzione del ciclo GMP che stimola a sua volta la G-kinasi (questo è noto come percorso biochimico NO/sGC/cGMP/G-kinasi). 
La maggior parte delle risposte patologiche all’ossido nitrico avvengono attraverso un altro percorso biochimico, dove l’ossido nitrico agisce come precursore del perossinitrico, un potente ossidante e un precursore di radicali liberi. L’articolo suggerisce che la stimolazione da parte dei campi elettromagnetici della crescita ossera, una risposta molto promettente dal punto di vista terapeutico, agisca attraverso lo stesso percorso biochimico. Questo fenomeno suggerisce anche che l’induzione di una rottura singola del filamento di DNA agisce attraverso un secondo percorso biochimico. E’ possibile che gli effetti benefici dei campi elettromagentici agiscano attraverso il primo percorso biochimico, mentre gli effetti patologici avvengano attraverso il second percorso biochimico. Chiaramente c’è bisogno di ulteriori studi sui meccanismi d’azione dei campi elettromagnetici.

Questo articolo può essere considerato in contesti pratici come importante per due ragioni:

1.  Molti hanno affermato che non possono esistere effetti biologici delle esposizioni a campi elettromagnetici perché nessun plausibile meccanismo d'azione di queste esposizioni potrebbe produrre tali effetti. Chiaramente queste affermazioni sono ormai superate.

2.  Ora sappiamo in che direzione guardare negli studi finalizzati alla comprensione dei meccanismi di azione delle esposizioni a campi elettromagnetici. Tali studi devono guardare al ruolo dei VGCC, del calcio intracellulare, dell’ossido nitrico e possibilmente del ciclo GMP o del perossinitrito. Si può affermare, quindi, che questo lavoro è molto più “un cambio di gioco”, un cambiare il punto di vista in una situazione in cui vi era una sostanziale confusione verso una situazione in cui si possono fare domande mirate e specifiche e a cui si può rispondere sperimentalmente.

Questo articolo, infine, non dice nulla circa l’elettrosensibilità (spesso abbreviata come ES), una condizione in cui esposizioni precedenti a campi elettromagnetici sembrano indurre una ipersensibilità di alto livello verso alcuni tipi di campi elettromagnetici. La ES è simile alla Sensibilità Chimica Multipla (MCS), in cui precedenti esposizioni chimiche producono una notevole ipersensibilità chimica. Le sostanze chimiche agiscono nella MCS indirettamente con l'attivazione dei recettori NMDA e i recettori NMDA hanno molte somiglianze con i bloccanti dei canali di calcio dipendenti da voltaggio di tipo L. Aspettatevi, quindi, un articolo futuro sulla proposta di meccanismo d’azione dettagliato per l’ES, con le molte analogie e qualche differenza nei meccanismi d’azione della MCS e della ES.

Martin Pall - Università di Washington  [martin_pall@wsu.edu]

Traduzione di Francesca Romana Orlando per A.M.I.C.A. [ www.infoamica.it  ]

TUMORI CEREBRALI MALIGNI E L’USO DEL TELEFONO CELLULARE / CORDLESS

Studio su casi e controlli dell’associazione tra tumori cerebrali maligni diagnosticati tra il 2007 e il 2009 e l’uso del telefono cellulare e del telefono cordless.


Autori: Lennart Hardell, Michael Carlberg, Fredrik Söderqvist, Kjell Hansson Mild
Pubblicato su Internet il 24 settembre 2013

Abstract
Studi precedenti hanno dimostrato un’associazione significativa consistente associazione tra l'uso prolungato di telefoni cellulari e cordless e glioma e neuroma acustico, ma non per il meningioma. Mentre sono in uso, questi telefoni emettono campi elettromagnetici a radiofrequenza (RF-EMF) e il cervello è il principale organo bersaglio del telefono portatile. L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato nel maggio 2011 le radiofrequenze come appartenenti al Gruppo 2B, cioè come 'possibile' cancerogeno per l'uomo.

Lo scopo di questo studio era indagare ulteriormente il rapporto tra l'uso di telefoni senza fili, soprattutto a lungo termine (> 10 anni), e lo sviluppo di tumori cerebrali maligni. Abbiamo condotto un nuovo studio casi-controlli di casi di tumore al cervello appartenenti ad entrambi i sessi nell’età compresa tra 18 e 75 anni diagnosticati nel periodo 2007-2009. Per ogni singolo caso è stato adottato un controllo basato sulla popolazione abbinato al sesso e all'età (entro 5 anni). Qui riportiamo i casi maligni tra cui tutti i controlli disponibili. L’esposizione, ad esempio ai telefoni cellulari e ai telefoni cordless, è stata valutata con un questionario auto-somministrato. È stata effettuata un'analisi di regressione logistica incondizionata, aggiustata per età, sesso, anno di diagnosi e indice socio-economico utilizzando l'intero campione di controllo. Dei casi con un tumore maligno al cervello, l’87% (n = 593) ha partecipato, e l'85% (n = 1.368) dei controlli in tutto lo studio ha risposto al questionario. Il rischio relativo per l'uso del telefono cellulare di tipo analogico è stato 1,8, l’intervallo di confidenza era 95% = 1,04 3.3, aumentando con> 25 anni di latenza (tempo dalla prima esposizione) per un rischio relativo di 3.3, 95% intervallo di confidenza = 1,6-6,9. L’uso del telefono cellulare digitale 2G ha reso un rischio relativo di 1.6, 95% intervallo di confidenza =,996-2,7, aumentando la latenza a > 15-20 anni c’è un rischio relativo di 2.1, 95% intervallo di confidenza = 1,2-3,6. I risultati per l'uso del telefono cordless sono stati un rischio relativo pari a 1.7, 95% intervallo di confidenza = 1,1-2,9, e, per la latenza di 15-20 anni, un rischio relativo pari a 2.1, 95% di intervallo di confidenza pari a 1,2-3,8. Pochi partecipanti avevano usato un telefono cordless per più di 20-25 anni.

I telefoni senza fili di tipo digitale (2G e 3G telefoni cellulari, telefoni cordless) ha dato un aumento del rischio con latenza maggiore di 1-5 anni, quindi un minor rischio nei seguenti gruppi di latenza, ma ancora una volta l'aumento del rischio con latenza maggiore di 15-20 anni. L’uso ipsilaterale di cellulare e cordless ha determinato un rischio più elevato rispetto all'uso contro laterale. Rischi relativi più alti sono stati calcolati per i tumori ai lobi temporali e sovrapposti. Utilizzando i casi di meningioma come riferimento nel medesimo studio, si sono prodotti dati del rischio relativo alquanto più alti indicando che i risultati verosimilmente non erano dovuti a problemi nella memoria dei soggetti osservati o a pregiudizi dell’osservatore.

Questo studio ha confermato i risultati precedenti dell'associazione tra l’uso del telefono cellulare e di quello cordless e i tumori cerebrali maligni. Questi risultati forniscono il supporto all'ipotesi che i campi elettromagnetici da radiofrequenza svolgano un ruolo sia nella fasi di avvio che di promozione della cancerogenesi.

L’articolo completo è disponibile online al link :


Fonte e traduzione di Francesca Romana Orlando per A.M.I.C.A.  ( www.infoamica.it )

lunedì 7 ottobre 2013

L’ELETTRODOTTO È FERMO DA ANNI: “E’ ORA DI TOGLIERE I TRALICCI INUTILI”


La proposta dell’ex sindaco Franco Ravandoni per l’«alta tensione» tra Montecrestese e e Villadossola
Un inutile sfregio all’ambiente. Lo sostiene Franco Ravandoni, ex sindaco di Villadossola e oggi capogruppo dell’opposizione, che chiede all’amministrazione comunale di Villadossola e a quella di Domodossola d’intervenire per bonificare il territorio dei due comuni eliminando l’ormai inutile linea elettriche che da Montecrestese «taglia» Masera, Trontano, Domodossola e Villadossola. 
 «L’elettrodotto è inutilizzato da anni - dice Ravandoni - ma è ancora lì e pone vincoli gravi al territorio. A Domodossola, i tralicci sono all’interno del cimitero, nella rotatoria all’ingresso della città e nella riserva del Sacro monte Calvario. A Villadossola lambiscono le case di Murata». Una volta, la linea portava elettricità ai forni dell’acciaieria dello stabilimento Sisma, sito per anni di proprietà dello Stato. «Con la chiusura dei laminatoi - spiega Ravandoni - si era messa la parola fine all’attività produttiva; l’uso dell’energia elettrica a tal scopo durò sino al 1978, anno in cui a causa dell’alluvione furono gravemente danneggiate le centrali della valle Isorno». Il passaggio della Sisma ai privati (l’acquistò il gruppo Leali) ha portato alla vendita delle centrali. ( leggi QUI l'articolo completo )

 FONTE :  LA STAMPA.IT

INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO: IL “DECRETO CRESCITA” VA CAMBIATO

02/10/2013 16.17 -  Regione Toscana

 Il Consiglio regionale ha approvato una mozione di Monica Sgherri (FdS-Verdi), che chiede lo stralcio dell’articolo 14. La Giunta regionale dovrà attivarsi anche per sollecitare i comuni a varare un piano per la telefonia mobile
La diffusione delle nuove tecnologie nel campo della comunicazione elettronica digitale non può avvenire sacrificando la salute dei cittadini. Per questo il Consiglio regionale chiede al Governo di stralciare l’articolo 14 del cosiddetto ‘decreto crescita’, che modifica le modalità di misurazione dei campi elettromagnetici. L’assemblea toscana ha approvato all’unanimità una mozione di Monica Sgherri (FdS-Verdi), che impegna la Giunta regionale ad attivarsi in tal senso. Con la nuova normativa i valori di campo non sono più riferiti ad intervalli di sei minuti, ma ad una media di ventiquattro ore, con il rischio di un’esposizione incontrollata della popolazione all’inquinamento.
La Giunta regionale dovrà inoltre attivarsi presso tutti i comuni della Toscana, perché adeguino i regolamenti urbanistici ai criteri di localizzazione degli impianti previsti dalla legge regionale 49/2011, non ancora recepita dalla maggioranza degli enti locali. Nel testo si sottolinea che solo dotandosi di un piano della telefonia mobile i comuni potranno decidere dove e quali impianti saranno autorizzati, riducendo le potenziali criticità.


lunedì 23 settembre 2013

POSSIBILI MECCANISMI D’AZIONE BIOLOGICA DELLA ELETTROSENSIBILITÀ


Uno dei misteri più grandi della scienza moderna è capire come i campi elettromagnetici possono influenzare la biologia umana soprattutto perché questi campi sono composti da fotoni a bassa energia, un’energia troppo bassa per agire sulla chimica del corpo umano. Allora com’è possibile che avvengano questi effetti?

 Molti scienziati sostengono la sola azione che questi campi possono avere sia il riscaldamento, eppure è chiaro che i livelli di esposizione che causano effetti biologici sostanziali riescono a produrre solo un riscaldamento minimo. Oggi questo mistero è stato risolto in un articolo del Prof. Martin Pall dell’Università di Washington, già autore di molti studi sulla Sensibilità Chimica Multipla, Sindrome da Fatica Cronica e Fibromialgia, pubblicato sul Journal of Cellular and Molecular Medicine, e disponibile gratuitamente online a questo link: http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/jcmm.12088/pdf.

( leggi QUI l'articolo completo tradotto da Francesca Romana Orlando per AMICA)


Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale

lunedì 16 settembre 2013

OSTIA, ELETTROSMOG: SÌ AD UN PIANO DI LOCALIZZAZIONE DELLE ANTENNE


Ostia - Approvata all'unanimità la mozione del MoVimento 5 Stelle presentata oggi, 12 settembre, che chiedeva l'istituzione di un piano di localizzazione delle antenne e di un regolamento comunale per l’istallazione e l’esercizio degli impianti per la telefonia mobile nel territorio del municipio . Soddisfazione immediata .... ( leggi QUI l’articolo completo )

FONTE : OSTIATV.IT

ANDRIA, L’ASILO E LE ANTENNE TROPPO VICINE: IL COMITATO QUARTIERE LANCIA L’ALLARME ELETTROSMOG


“Se (forse) è vero che non si conoscono ancora le conseguenze che produco gli impianti di telefonia mobile e ripetitori di altra natura sulla salute delle persone, soprattutto dei bambini è verissimo che i comuni civilmente più evoluti continuano ad adottare principi di cautela e prevenzione, almeno per salvaguardare e preservare i cosiddetti “siti sensibili” perché i rischi derivanti dall’esposizione alle onde elettromagnetiche, purtroppo, sono reali ed accertati. Non essendoci, “naturalmente”, quasi mai studi preventivi che a monte traccino una seria e completa mappatura dei rischi, spesso questo principio di precauzione viene meno, come accade, a nostro avviso, nel comune di Andria, nonostante un preoccupante e crescente aumento di malattie oncologiche, come è emerso puntualmente da recenti indagini e dalle situazioni reali cioè i drammi che vivono le famiglie e che nessuno può riuscire né a nascondere né a tramutare in altro che non sia “la malattia” e spesso una fine predestinata, purtroppo.
Se è vero, quindi, che il problema non è solo limitato alle antenne di telefonia mobile bensì anche ad altre fonti di inquinamento elettromagnetico prodotto da altre tecnologie, a maggior ragione si rendono necessari approfondimenti scientifici e le rassicurazioni servono a ben poco, se e quando ci sono, piuttosto che, addirittura, uno scaricabarile istituzionale assolutamente inaccettabile allorquando invece di rassicurare con dati alla mano ci si limita ad affermare che se i trasmettitori sono lì “è solo colpa degli stessi inquilini e proprietari”, omettendo di dire che proprio l’Ente non è mai riuscito a dotarsi di un adeguato e aggiornato Piano delle antenne piuttosto che di un regolamento di telefonia mobile, proprio come accade, invece, nelle altre città italiane dove la salute dei cittadini è ancora considerata un valore da preservare e salvaguardare”, ........ ( leggi QUI l'articolo completo )

lunedì 9 settembre 2013

ACCERTATA LA CORRELAZIONE TRA IL CANCRO MAMMARIO E L'ESPOSIZIONE AI CEM

Ci viene segnalata dal Dr.Orio Vice presidente Ass. Elettrosensibili ( che abbiamo avuto il piacere di conoscere durante la conferenza organizzata a marzo 2012 ) una fondamentale metanalisi ( 18 studi !!!!!! ) che correla in modo acclarato il cancro mammario con l'esposizione  ai CEM (campi elettromagnetici ).

Clicca QUI per aprire il documento originale

Staff Associazione di via P.SOTTOCORNO
via P.Sottocorno 18 - 20099 - Sesto San Giovanni (Milano)

domenica 1 settembre 2013

BIOGAS, COSÌ LA LOMBARDIA È DIVENTATA LA CALDAIA D'ITALIA – ME E' DAVVERO ECOLOGICO ????

Pubblichiamo parte dell'inchiesta pubblicata sul GIORNO " Luci e ombre del miracolo regionale "
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Energia pagata quattro volte tanto con i soldi delle bollette, campi sottratti all'agricoltura per coltivare il mais da bruciare e affitti fondiari alle stelle. Le biomasse hanno cambiato la faccia delle campagne lombarde. E la corsa non si ferma: gli incentivi pubblici continuano ad alimentare i progetti di nuove centrali, anche se il legislatore sta cercando di mettere un freno
La Lombardia sta diventando una gigantesca centrale. Una centrale alimentata con le cosiddette biomasse: escrementi degli allevamenti, mais, legno e rifiuti biodegradabili urbani e industriali, bruciati o fermentati per produrre elettricità ed energia termica "verdi"............ Entro Expo insomma, in Lombardia ci saranno circa 500 biocentrali. Può essere un bel biglietto da visita per la manifestazione dedicata "all'energia per la vita", ma è anche un'eredità impegnativa.

I SOLDI DALLE NOSTRE BOLLETTE - Gli impianti costruiti fino al 2012 godono infatti di un incentivo per quindici anni. La tariffa, detta onnicomprensiva, è di 0,28 centesimi a kilowattora, ovvero quattro volte il valore commerciale dell'energia elettrica. Da quest'anno si cambia, più o meno: la tariffa sarà più bassa, ma durerà per vent'anni. D'altronde, il giudizio è unanime: l'industria delle biomasse sopravvive solo grazie ai soldi pubblici. "Senza incentivi non sta in piedi, produce energia a costi elevatissimi", commenta Gianluca Pinotti, assessore all'agricoltura e all'ambiente della provincia di Cremona. Il suo territorio ha il primato delle centrali in Lombardia: 137 ne conta l'assessore.
È stato proprio l'ampio margine di guadagno garantito dalla tariffa a ingolosire molti investitori, anche esterni al settore agricolo. Una tariffa (i cui fondi arrivano dalla voce A3 delle nostre bollette) che molti definiscono "remunerativa": doveva essere una stampella all'avviamento dell'impresa, è diventata essa stessa la fonte primaria di guadagno. "Si è registrato il fenomeno dell'ingresso pesante della finanza", osserva Andrea Calori, ricercatore del dipartimento di Agraria del Politecnico di Milano.

Per i manager di piazza Affari e dintorni però, il biogas non è stato una scampagnata................... sottolinea il professore Michele Corti, docente di zootecnia montana all'università degli studi di Milano e gestore del blog "Sgonfia il biogas", che la dice lunga su quale sia la sua posizione.

BRUCIATI QUINTALI DI "CIBO" - Una delle tesi del partito anti-biomasse è che in Italia si siano sacrificati la terra fertile e i suoi frutti per inseguire il biogas e soprattutto i suoi lauti incentivi. Giovanni Carrosio, sociologo dell'università di Trieste, osserva che "stiamo assistendo a un depauperamento dei terreni fertili. Oggi si coltiva mais per il biodigestore e si importa quello da dare da mangiare agli animali. E si continua a cercare nuova terra".

Dati del Politecnico di Milano (marzo 2013) rivelano che nel 2010 il 30,9% dei 234.294 ettari coltivati a mais in Lombardia era destinato al biogas. L'assessore mantovano Grandi conferma: "C'è stata una distorsione della vocazione dei campi: dove si produceva frutta ora si pensa a coltivare mais. Si calcola un 20-30% di incremento del prezzo". Visto che tra il 2007 e il 2009 il prezzo del cereale era precipitato, da 25 a 12 euro al quintale, per Ildebrando Bonacini, vicedirettore di Confagricoltura Cremona (che ha tra i suoi affiliati perlopiù produttori di mais), l'uso dei campi ai fini energetici è "legittimo". Anzi, c'è chi ci vede, come Dasti, un'opportunità per integrare il reddito agricolo.

AFFITTI ALLE STELLE E CASE IN CADUTA LIBERA - Sicuramente si è integrato il reddito di chi affittava la terra. Perché a forza di cercare nuovi campi per coltivare "carburante", gli affitti fondiari in Lombardia sono esplosi. Secondo la banca dati dell'Istituto nazionale di economia agraria (Inea), nel 2011 nel Cremonese un ettaro di terra per la fornitura di biomasse era affittato a 1.300-1.400 euro, una locazione superiore ai mille euro massimi per un seminativo. Già nel 2010 Coldiretti Cremona aveva puntato il dito contro quest'impennata dei valori fondiari. Scriveva il direttore Simone Solfanelli: "Quando vediamo mega-impianti del tutto scollegati alle reali potenzialità produttive aziendali e sappiamo che quella struttura per funzionare ha bisogno di materiale vegetale che non è possibile produrre nell'azienda che realizza la centrale, ci preoccupiamo".......................................

IL GIALLO INQUINAMENTO - Poi l'inquinamento. Un'energia verde che sporca? Un paradosso. Eppure secondo Corti dai camini delle centrali a biomasse escono "formaldeide, idrocarburi policlinici aromatici, una piccola percentuale di diossina". "Sono il frutto delle reazioni post camino - spiega -. I motori hanno limiti per le polveri totali, il Pm50, categoria eccessivamente generica, perché le emissioni che fanno male sono Pm10 e Pm2,5". "Sulla soglia del megawatt inquinano come un camion che fa centomila chilometri l'anno", rincara l'assessore Grandi. E dato che l'autorizzazione viene riconosciuta al singolo impianto, aggiunge Carolo, "non conosciamo il cumulativo inquinante di questi impianti".

Infine c'è il giallo dei batteri. I processi del biodigestore, spiega Corti, arricchiscono gli scarti di spore e clostridi, che finiscono nel terreno quando il materiale viene sparso come compost. Si rischia insomma di contaminare con nuovi batteri i terreni già piagati da fertilizzanti e insetticidi usati in massa per far crescere i cereali da bruciare. .....(leggi QUI l'articolo completo di Luca Zorloni )
luca.zorlon

FONTE : IL GIORNO.it

lunedì 5 agosto 2013

VIA LIBERA AL MUOS – lettera pervenuta in associazione

Qui di seguito pubblichiamo la lettera pervenuta da parte della Associazione A.M.I.C.A. a riguardo del MUOS, e , con rammarico , ci sorge qualche domanda :
Ma è possibile che il problema dell’elettrosmog sia sentito solo da una parte di cittadinanza che è coinvolta da nuove o vecchie installazioni ?
Ma è possibile che questa cittadinanza, riunita in associazioni o comitati , a proprie spese, si interroghi e si documenta trovando una vasta letteratura a riguardo con ricerche epidemiologiche complete che ne attestano il rischio e il pericolo, mentre le “istituzioni" preposte alla nostra salvaguardia NO?
E tutto questo sembra non essere mai sufficiente per poter cambiare atteggiamento, eppure dovrebbe esserlo per  far sorgere il dubbio, tanto rivendicato dalla nostra classe politica quando cita il ” Principio di precauzione “ su qualsiasi cosa non riesca a comprendere.


Cari Tutti,
è davvero con grande dispiacere e preoccupazione che vi informo della decisione del Presidente della Regione Crocetta di dare il via libera al MUOS.
Il campo elettromagnetico delle antenne già esistenti a Niscemi rappresentano una forte preoccupazione per la loro potenza e concentrazione, ma anche per le loro caratteristiche specifiche: sono onde modulate di frequenza non molto alta che sono particolarmente “penetranti” e “attive” dal punto di vista biologico.
Per quanto mi riguarda, essendoci stata personalmente, vi posso dire che ho avuto un mal di testa terribile di fronte a quelle antenne Niscemi al punto di dover andare via. Mi hanno detto che in quello stesso punto altre persone in visita hanno riportato sintomi e malesseri.
Sembra impensabile che qualcuno debba abitare in quella situazione.
Sicuramente servono altri studi per determinare il rischio delle antenne già esistenti a Niscemi ma il principio di precauzione imporrebbe quanto meno di non metterne altre.
Serve necessariamente un coordinamento nazionale dei comitati e delle associazioni impegnate per la difesa dai campi elettromagnetici per cercare di produrre a livello nazionale normative più cautelative.

Francesca Romana Orlando
Vice Presidente di AMICA
Associazione Malattie da
Intossicazione Cronica e/o Ambientale

www.infoamica.it